La riforma dell'Università giudicata da cinque capi di atenei
Passata l’Onda, Gelmini naviga in acque più tranquille con i rettori
Uno a zero per Mariastella Gelmini. Il ministro dell’Istruzione ha superato le proteste dell’Onda dello scorso autunno, e ora che sta per presentare in consiglio dei ministri la riforma della governance degli atenei e del reclutamento dei docenti, naviga in acque calme, con i rettori dalla sua parte. Gli ermellini sono ancora preoccupati per la carenza di risorse, ma non hanno intenzione di ostacolare il processo riformatore del ministro. di Alessandra Migliozzi
6 AGO 20

“Il disegno di legge che sta preparando la Gelmini è del tutto ragionevole – ha sottolineato Enrico Decleva, a capo della conferenza dei rettori, la Crui – ora bisogna procedere rapidamente per far sì che l’approvazione avvenga il prima possibile in un contesto di risorse e riforme che vanno a braccetto”. Il capo dei rettori, dunque, dice sì anche al modello di Giulio Tremonti: due giorni fa, durante un seminario sull’università organizzato dal gruppo del Pdl al Senato due giorni fa, il ministro dell’Economia ha fatto capire agli atenei che è disposto a finanziare il sistema, ma niente soldi a pioggia. D’ora in poi si fa così: risorse in cambio di obiettivi raggiunti. Ad ogni livello di miglioramento per i virtuosi, scattano finanziamenti premiali. Un dettaglio che non c’è ancora nella riforma Gelmini (che sarà presentata in autunno), ma che potrebbe essere presto esplicitato, magari nella prossima Finanziaria.
“Si tratterebbe di un patto innovativo – spiega al Foglio Luigi Frati, rettore della Sapienza di Roma – in cui chi è virtuoso viene premiato da subito e chi non ce la fa viene aiutato a rientrare dai debiti, ma senza risorse a pioggia per tutti. Per avere i fondi bisogna correggere le storture, come si fa già all’estero”. E di cambiamenti nel disegno di legge della Gelmini ce ne saranno tanti, ha promesso il ministro dell’Istruzione. Gli atenei vicini tra loro, ad esempio, potranno fondersi per evitare sprechi e sdoppiamenti. I bilanci dovranno essere più chiari, la governance dovrà essere snella con consigli di amministrazione e senati accademici meno pletorici (massimo 11 e 35 membri). I rettori, poi, non potranno restare in carica per più di 8 anni (“una norma inevitabile”, ammette Decleva). Mentre i docenti per insegnare dovranno prima abilitarsi (giudicati da commissioni con membri anche internazionali) e poi potranno partecipare ai concorsi locali negli atenei. Gli scatti di stipendi saranno negati a chi non fa ottima ricerca.
Sta emergendo anche l’ipotesi della tenure track: contratti a termine per ricercatori che si trasformano in tempi indeterminati se uno è bravo. Chi non ce la fa andrà a insegnare nei licei. “Lo Iulm (Libera università di lingue e comunicazione) – dice al Foglio il rettore Giovanni Puglisi, che è anche vicepresidente Crui – non sarebbe tenuta, in quanto ateneo privato, a recepire la riforma, ma credo che anche noi ne adotteremo alcune parti, mentre altre sono già in vigore. Il ministro sta cercando di dare una risposta organica al sistema, speriamo che la riforma sia varata rapidamente”. Aggiungerebbe altri elementi al ddl? “La legge è già lunga – risponde Puglisi – c’è già tutto il necessario”. A non ostacolare le innovazioni è pure Guido Fabiani, rettore di Roma Tre, cognato del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e vicino all’area del Pd. “Anche l’ipotesi della tenure track – spiega al Foglio – è interessante. Ma ora bisogna fare in fretta, magari anticipando l’applicazione di alcuni dei contenuti della riforma come quelli sul reclutamento o che consentono l’accesso ai giovani. Il rischio, altrimenti, è quello di perderci due generazioni di giovani che preferiranno andare all’estero”.
Per Ugo Calzolari, rettore dell’Alma Mater di Bologna, il ddl Gelmini “è un’ottima base di partenza: ci sono molti elementi innovativi come quelli sulla governance e anche la forte sottolineatura del merito non può che trovarci d’accordo. C’è anche un’attenzione inedita alla qualità dei bilanci che non sono affatto accessori come si pensa. Ma prima di legare meccanicamente i finanziamenti a chi fa le riforme bisogna ripianare i tagli dell’ultima legge Finanziaria – avverte Calzolari – o nel 2011 molte università dovranno chiudere”. Da Tor Vergata il rettore Renato Lauro plaude agli “incentivi alla meritocrazia che spingono alla giusta competizione”.
di Alessandra Migliozzi